Terzo forum Bike Flu, Montesilvano caso studio per la slow mobility

La città di Montesilvano caso studio all’Università di Pescara. Questa mattina, nell’ambito del terzo forum “Bike Flu - reti ciclabili/reti fluviali", il sindaco Francesco Maragno e il professore Antonio Clemente, del dipartimento di Architettura dell’UdA hanno illustrato i risultati dell’analisi condotta dagli studenti della facoltà pescarese proprio sul territorio di Montesilvano.

Era il 29 aprile del 2016 quando il sindaco firmò insieme a Paolo Fusero, il direttore di dipartimento, una convenzione finalizzata all’individuazione di criteri guida per la qualificazione degli interventi sulle reti della Slow Mobility, con particolare riferimento alle reti ciclopedonali. In questo anno gli studenti, supportati dai loro docenti, hanno dato vita al Laboratorio Urbano Montesilvano, ovvero uno spazio di innovazione progettuale e di analisi del tessuto territoriale. «Questa convenzione - ha spiegato il primo cittadino - rappresenta per il nostro Comune uno strumento per cogliere quelle opportunità derivanti dalla creatività dei docenti e soprattutto degli studenti dell’Università d’Annunzio, valorizzando le preziose risorse presenti. Oggi un Ente pubblico ha un margine ridotto per elaborare progetti nuovi, per mancanza di risorse umane oltre che finanziare. Questo protocollo permette di avvalerci della professionalità e della freschezza presente all’interno dell’Università per ripensare il territorio in una chiave diversa, sostenibile e dare risposte concrete a chi vive quotidianamente la nostra città». Lo stato di avanzamento della ricerca condotta dall’Università di Pescara su Montesilvano è stata al centro appena un mese fa anche del seminario “Laboratorio Mobilità Dolce”, nell’ambito della Biennale Spazio Pubblico che si è svolta a Roma. In quell’occasione, così come nell’incontro di questa mattina il professore Antonio Clemente ha messo in evidenza come la slow mobility, con particolare riferimento alle piste ciclabili, tende a sfatare alcuni luoghi comuni. «Se dalla fine degli anni ’50, si riteneva che per risolvere i problemi della mobilità di una città bisognava lavorare sulle grandi infrastrutture, oggi la realtà urbana dimostra che occorre tornare a riflettere sulla capillarità di una rete ciclabile che attraversi tutta la città e offra a ognuno la possibilità di muoversi in tutte le direzioni secondo proprie scelte. A ciò si aggiunge che la slow mobility è molto più fast di ciò che si pensa: da uno studio condotto sull’area urbana Montesilvano – Pescara, si è stimato che per raggiungere la stazione di Montesilvano, da quella del capoluogo adriatico, in bici, percorrendo la Strada Parco, sono necessari 17 minuti. In auto o in autobus, invece, ne sono necessari circa 30 in media. La rete ciclopedonale - aggiunge ancora Clemente - induce a riflettere su una serie di luoghi di eccellenza, come la Stella Maris, Villa Delfico, Area ex Fea o ancora la Strada Parco che possono diventare occasione per rigenerare la città. Infine, ma non per importanza, nel caso di Montesilvano, gli itinerari ciclabili possano diventare matrice di un nuovo progetto di suolo che rigenera lo spazio urbano innescando processi di riqualificazione dei contesti attraversati».

Nel corso del convegno di questa mattina sono state illustrate 7 tavole elaborate dagli studenti. Nell’ambito della convenzione è stata attivata anche una linea di approfondimento che riguarda i laureandi. A tal proposito, è stato presentato un lavoro, incentrato su uno studio di analogia tra la città di Montesilvano e quella di Copenaghen.

Foto di Maura Mantelli.

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